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ULTIMO APPUNTAMENTO CON GLI #INNOISTALK: UNA FIRESIDE CHAT CON ENRICO RESMINI E MARTIN VARSAVSKY SUL FUTURO DELL’INNOVAZIONE

Quale sarà il ruolo dell’imprenditoria innovativa, e come potrà l’ecosistema del venture capital diventare un asset dello sviluppo economico italiano?
25/11/2020

È a questo tema, complesso ma sempre più rilevante, che Innois, la Piattaforma per l’Innovazione della Fondazione Sardegna, in collaborazione con CDP Venture Capital Sgr – Fondo Nazionale Innovazione, sceglie di dedicare l’ultimo webinar del ciclo #INNOISTALK

Gli ospiti di questa chiacchierata “davanti al caminetto” - rigorosamente in digitale - sono due protagonisti del mondo del venture capital: Enrico Resmini, Amministratore Delegato e Direttore Generale di CDP Venture Capital Sgr - Fondo Nazionale Innovazione, e Martìn Varsavsky, Presidente di Prelude Fertility, CEO di Overture, Goggo Network/VAS Ventures/MVB Fund. 

L’innovazione come continua ricerca 

Varsavsky, imprenditore e investitore, è una figura di riferimento dell’innovazione. Il punto di partenza della chiacchierata è proprio il motore che lo spinge continuamente verso “the next new thing”. 

“Quello che faccio non è una scelta, è la mia vita” - esordisce - “e ogni volta che ho provato a fare altro – il professore universitario, il motociclista, il pilota d’aereo – sono poi tornato a questo. Mi viene un’idea, trovo le persone con cui realizzarla. Voglio continuare a lavorare sulle grandi sfide contemporanee, dalla salute all’energia.”. 

La curiosità è un elemento imprescindibile per un imprenditore dell’innovazione. Ma da sola, non basta. “Molti startupper credono che sia sufficiente avere una buona idea, ma non è così”, commenta Resmini. “Bisogna avere metodo, studiare, approfondire. Inoltre, alcuni imprenditori hanno paura, sono gelosi della propria idea, del proprio business plan. Invece bisogna appoggiarsi, e pensare che c’è sempre qualcuno che ne sa di più.”. 

Un approccio condiviso da Varsavsky, che tra fare da solo o costruire un team non ha dubbi: “Io porto una visione, ma quasi sempre ho un founder che conosce meglio l’ambito su cui stiamo lavorando”. 

D’altra parte, questa è una dinamica molto diffusa, soprattutto se guardiamo al venture capital internazionale. Ma qual è la situazione in Italia? Quali sono le barriere e le opportunità, per chi vuole investire in una startup innovativa nel nostro Paese? 

Scegliere di investire in Italia

“In generale la percezione dall’estero è che in Italia per colpa del quadro normativo sia più complesso fare business”, commenta Resmini. “Vero è anche, però, che negli ultimi anni stiamo facendo grandi passi avanti, in particolare nella regolamentazione del mondo delle startup”. 

La strada è ancora lunga, ma la direzione c’è. “Con la nascita stessa del Fondo Nazionale Innovazione” - continua Resmini - “stiamo dando una grande accelerazione allo sviluppo del sistema, che può diventare davvero più robusto e attrattivo per gli investitori”. 

Per CDP Venture Capital SGR – Fondo Nazionale Innovazione, gli ultimi mesi sono stati fondamentali: si è trattato di strutturare la macchina dotandola di risorse umane e strumenti in grado di gestire un capitale di 1 miliardo. E contemporaneamente, di testarla sul mercato. 

Uno sforzo ripagato dai risultati: il Fondo ha già investito 180 milioni di euro, contando su 6 Fondi operativi che diventeranno 9 nei primi mesi del prossimo anno. 

Tra questi, ci sarà un Fondo dedicato al Corporate Venture Capital, partecipato da alcune grandi aziende italiane: “Il generale non solo in Italia, ma in tutta Europa, le aziende tendono a costruire all’interno dei loro reparti R&D l’innovazione” - spiega Resmini - “al contrario dell’Asia, che sempre più spesso alloca risorse per l’innovazione all’esterno”.   

Oggi, le disruptive technologies hanno un ciclo rapidissimo, e le grandi aziende devono sincronizzarsi con il mondo esterno entrando in incubatori e acceleratori, affidandosi a startup o acquisendole.  

In Italia, le potenzialità non mancano: abbiamo università, centri di ricerca, siamo il terzo Paese al mondo per numero di pubblicazioni scientifiche. Però, bisogna lavorare su aspetti culturali legati da un lato a una scarsa propensione al rischio, e dall’altro alla resistenza al fallimento. 

Dobbiamo imparare a raccontare storie, non solo storie di successo ma anche di fallimento” - suggerisce Resmini - “perché il fallimento non va visto solo in chiave negativa, è una grande spinta per cambiare e crescere”. 

Gli fa eco Varsavsky, che sottolinea come “nel mondo delle startup, un’idea che fallisce lascia spazio a insegnamenti per altre idee. Perché si impara più dalle cose che vanno male da quelle che vanno bene, basta pensare alle grandi scoperte scientifiche che spesso nascono da un errore”. 

In questo senso, il sistema del venture capital negli Stati Uniti è già consolidato, mentre in Europa e in Italia c’è ancora molto da costruire. 

Far maturare questa cultura è il grande obiettivo di CDP Venture Capital SGR, che come Fondo Nazionale Innovazione deve distribuire le risorse su proposte imprenditoriali innovative che facciano crescere l’ecosistema. 
Una sfida importante per accelerare lo sviluppo economico del Paese.

L’ecosistema a supporto dell’innovazione in Italia