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La Rete Nazionale Acceleratori CDP: un progetto per supportare lo sviluppo di una nuova generazione di startup, con le radici nel tessuto industriale italiano

01/03/2021

CDP Venture Capital Sgr, attraverso il Fondo Acceleratori, sta realizzando una Rete Nazionale di Acceleratori su tutto il territorio italiano. Qual è la peculiarità di questo programma, rispetto alle altre iniziative a sostegno dell’innovazione?

“L’obiettivo principale del Fondo Acceleratori è sviluppare una rete connessa di acceleratori verticali”, racconta Stefano Molino, responsabile del Fondo, “ed è proprio la focalizzazione sui settori verticali ciò che crediamo ci permetterà di superare uno dei limiti tipici degli acceleratori, che sono spesso generalisti o troppo locali”

Il Fondo Acceleratori, invece, punta a creare una realtà specializzata in grado di alimentare un network virtuoso tra chi ne fa parte. E cioè startup, PMI innovative, acceleratori italiani e internazionali, grandi aziende, oltre che Università, centri di ricerca e sponsor istituzionali.  

“Il tema delle risorse è solo uno degli elementi per il successo di una startup”, continua Molino. “Occorre anche darle opportunità reali di mercato, grazie a una rete di attori competenti”

Partendo dai distretti industriali del Paese. 

I distretti industriali sono un fenomeno fondamentale del tessuto economico italiano: le imprese focalizzate in uno specifico settore hanno tradizionalmente fatto sistema, legandosi innanzitutto attraverso la vicinanza geografica e creando un ecosistema di competenze e capitale umano unico.

Da qui, l’idea di lavorare con gli attori già presenti sul territorio, e altamente specializzati, per favorire lo scambio tra startup e corporate. 

Perché i partner mettono a disposizione la loro expertise, ma allo stesso tempo acquisiscono dalle startup nuove competenze, alimentando un circuito di creazione di valore.

“Vogliamo che ciascuno di questi acceleratori superi l’ambito locale”, sottolinea Molino, “e riesca a diventare il punto di riferimento nazionale per le startup. Italiane, e potenzialmente anche europee, ma che vogliano stabilirsi in Italia”.

Quello che faranno FuturED, l'acceleratore dedicato alle startup edutech, o CyberXcelerator, il programma su cybertech e AI, il Motor Valley Accelerator, dedicato al settore mobility e localizzato nel distretto di Modena, ZERO, il programma per le startup cleantech realizzato insieme ad ENI a Roma.

O ancora WeSportUp, l’acceleratore focalizzato su sport e salute - temi oggi più che mai rilevanti - o Fin+Tech, l'acceleratore fintech ed insurtech che aprirà a breve la call per la selezione delle startup.

Ci sono ragioni strategiche dietro alla scelta di una particolare industry.

Senza dubbio, considerare i mega-trend è un aspetto centrale: basti pensare alle trasformazioni tecnologiche nel settore dell’automotive, o al boom dei pagamenti digitali e dei servizi digitali in ambito finanziario. 

Però, non è l’unico elemento di valutazione. 
 
“Dobbiamo scegliere delle aree in cui fare programmi di accelerazione in Italia ha senso”, racconta Molino, “considerando, quindi, le competenze che già esistono, e facendo riferimento a settori industriali significativi in cui il tema dell’innovazione sia particolarmente rilevante”. 

Settori dove ci siano attori specializzati, dunque, ma anche investitori interessati e dove le start-up possano trovare le giuste condizioni di accesso a competenze, ma anche a opportunità di mercato, per crescere.

Quindi parliamo di integrazione, connessione, contaminazione. 

“Nel corso dei prossimi due anni la rete crescerà molto e arriverà a includere 20 acceleratori”, spiega Molino. “Verranno coinvolti anche gli acceleratori esistenti, che potranno acquisire nuove capacità, confrontarsi con nuove sfide, coltivare nuovi talenti per poter lanciare a loro volta nuovi programmi”

L’idea è aggregare gli attori dell’ecosistema attraverso un coordinamento, anziché disperdere le risorse in tante piccole iniziative.  

Perché non si tratta (solo) di aumentare la quantità dei progetti da supportare, ma (anche) la loro qualità, superando i limiti delle startup italiane, che sono spesso piccole, poco capitalizzate e poco connesse al mondo delle grandi corporate. 

Il quale, a sua volta, dovrà necessariamente aprirsi al dialogo: è anche da un cambio di visione nella cultura imprenditoriale che l’innovazione trova il terreno per crescere. 

Inoltre creare un’unica rete nazionale di acceleratori, coordinata da CDP, costituisce un’importante opportunità per unire due elementi centrali per fare innovazione: da un lato la specializzazione delle competenze e del capitale umano, dall’altra parte la condivisione e la contaminazione tra realtà di settori diversi, al fine di identificare nuove soluzioni che possono nascere anche da ambiti molto lontani da quelli di appartenenza: questa è una straordinaria occasione per i partner corporate che aderiscono alla rete. 

L’ecosistema a supporto dell’innovazione in Italia