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RoboIt: il primo polo nazionale di trasferimento tecnologico dedicato alla robotica

Un’occasione per costruire un ponte tra ricerca e mercato, con l’obiettivo di accelerare l’innovazione in settori strategici per il nostro Paese. Ne parliamo con Claudia Pingue, Responsabile del Fondo di Technology Transfer.
14/07/2021

In Italia ci sono tante eccellenze nella ricerca. Ma poi spesso non riescono a trovare una collocazione sul mercato. Qual è la ragione? 

“Oggi c’è ancora un forte gap tra ricerca e mercato, che riguarda sia il tema dei capitali che quello delle competenze”, racconta Claudia Pingue, Responsabile del Fondo Technology Transfer di CDP Venture Capital. “Fondamentale poi per la riuscita dell’operazione la capacità di fare sistema tra attori diversi, allineando obiettivi strategici, metodi di lavoro e culture”. 

Il progetto di realizzare dei Poli Nazionali di Trasferimento Tecnologico nasce proprio con l’obiettivo di superare questa lacuna, perché rappresentano piattaforme multidisciplinari e multiattore capaci di garantire alla ricerca di essere verificata, testata, incorporata, sperimentata su processi di business reali e scalata a livello internazionale. 

“Il trasferimento tecnologico è una delle chiavi per portare innovazione sostenibile al tessuto imprenditoriale e per risolvere i problemi più pressanti dei prossimi anni, dalla transizione energetica all’inclusione sociale”, continua Pingue. 

Il primo Polo attivato dal Fondo Technology Transfer, RoboIT, riguarda la Robotica. L’Italia ha molte avanguardie in questo campo, basti pensare al celebre iCub dell’IIT o ai più recenti bio-bot, che si comportano come piante. Come funzionerà il Polo? E in che modo può generare ricadute concrete?

“L’Italia è tra i primi Paesi al mondo per ricerca nella robotica”, racconta Pingue, “e ha un tessuto industriale di qualità. Da qui, l’obiettivo del Polo RoboIT, che punta ad alimentare la competitività di un settore in cui l’Italia può consolidare un ruolo strategico in filiere globali, proprio attraverso la creazione di nuove imprese innovative che possano supportare l’innovazione anche del tessuto imprenditoriale pre-esistente”.

Gli ambiti in cui il Polo lavorerà spazieranno:

  • dalla robotica industriale, legata all’automazione dei processi industriali,
  • passando per la robotica di servizio, legata alla capacità cognitiva di apprendimento e alla capacità sensoriale che la rendono capace di dialogare con il mondo esterno e che consentono il suo utilizzo in ambiti professionali ad alto valore aggiunto, come chirurgia e agricoltura. 
  • Infine, abbiamo la robotica domestica e personale, che tocca la nostra sfera più privata e che, come sottolinea Pingue, “riguarderà tutti noi, basti pensare che si stima che tra 5 anni 1 americano su 10 avrà un robot umanoide a casa”

Come tutte le iniziative di CDP Venture Capital, anche il Polo Nazionale della Robotica supera la specificità locale e punta a fare sistema tra le Università, valorizzando le competenze dei singoli centri di ricerca. 

“Il Polo RoboIT è il primo progetto di trasferimento tecnologico nazionale distribuito sui territori”, racconta Pingue. “Il nostro scopo è creare un’infrastruttura finanziaria che supporti tutto il ciclo di finanziamento di una tecnologia, a partire dai laboratori di ricerca fino al mercato, e che faccia convergere competenze dei ricercatori con competenze imprenditoriali e di business”.

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Quattro Centri di Ricerca coinvolti nel progetto:
l’Università di Verona, specializzata nello studio dell’interazione uomo-macchina;
l’Università Federico II di Napoli, specializzata su produzione e droni aerei;
la Scuola Superiore di Sant’Anna di Pisa, specializzata su robotica chirurgica e di precisione,
e l’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova, che ha una leadership internazionale su queste discipline e che fungerà da Hub per l’intero progetto.

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Una holding di investimento:
Pariter Partners che co-investe nel Polo e ha il ruolo di supportare i ricercatori con servizi specialistici nel percorso di avvicinamento al mercato.

“Operiamo con una duplice logica di investimento: interveniamo direttamente per supportare i ricercatori nei primi studi di fattibilità e li affianchiamo da subito nella comprensione del potenziale impatto di mercato delle loro invenzioni”, racconta Pingue. "Nelle fasi successive di investimento utilizziamo una logica di intervento indiretta (Fondo dei Fondi) per favorire la nascita di operatori altamente specializzati di venture capital che garantiscono una maggiore capacità di distribuzione del capitale e contribuiscono a rafforzare l’ecosistema di innovazione”.  

Nel caso di RoboIT si fa riferimento all’investimento in attori importanti come Eureka! Fund I – Technology Transfer, fondo di vc di EUREKA! Venture Sgr, specializzato in scienza e ingegneria dei materiali innovativi anche applicati alla robotica, Cysero, fondo di vc di AVM Gestioni Sgr Gestore EUVECA, specializzato in investimenti in robotica oltre alla partecipazione di Leonardo in qualità di partner industriale.

Capitali, competenze, strutture industriali, per accelerare l’innovazione nella Robot Valley di Genova. Ma senza dimenticare tutte le ricerche fuori dal circuito dei 4 canali principali, perché “RoboIt è aperto all’intero sistema della ricerca. Qualsiasi spin-off prodotto da ogni università può candidarsi per ricevere finanziamenti: è arrivato il momento che scienza, industria e capitali facciano sistema”

Ma non c’è solo la robotica. Quali sono gli altri fronti del Deep Tech destinati a produrre prodotti e servizi per il mercato, anche se con tempi più lunghi rispetto a settori già maturi, come il digitale o l’e-commerce?

“Sostenibilità ambientale, scienze della vita, agritech, intelligenza artificiale e aerospace: sono questi i settori che abbiamo individuato come a più alto potenziale di mercato e strategici per l’industria italiana”, racconta Pingue. 

E gli ingredienti per scalare l’approccio del Polo RoboIT sugli altri settori sono chiari: capacità di collaborazione tra pubblico e privato e “capitali competenti e coraggiosi, che entrano e danno spinta imprenditoriale al progetto”. 

D’altra parte, ormai è evidente che le sfide globali più importanti non si risolvono senza la scienza: “l’università e i centri di ricerca hanno un ruolo chiave”, ribadisce Pingue, “e le industrie hanno bisogno sempre più di innovazione per vincere la sfida della competitività sostenibile: partecipare ai Poli gli offre questa opportunità”

Un’opportunità da replicare su larga scala, perché solo con progetti condivisi, multidisciplinari e multiattore possiamo supportare lo sviluppo dell’innovazione in campi strategici per il nostro Paese.

L’ecosistema a supporto dell’innovazione in Italia